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Pazienti > Cosa possono fare i familiari?
Perché è importante il ruolo la famiglia nella gestione del paziente con Disturbo di Panico?Il paziente che sperimenta l’improvvisa insorgenza di attacchi di panico si trova a dover affrontare un problema che non conosce e che per sua stessa natura appare un grave problema medico. Conseguentemente agli attacchi di panico spontanei il paziente può sviluppare delle condotte di evitamento, cioè evitamento di situazioni reputate come “pericolose”, in cui pensa di avere un maggior rischio di sperimentare di nuovo l’attacco stesso. L’ansia e la paura che assalgono il paziente allorché si ritrova in queste situazioni “a rischio” spesso lo costringono a un continuo slalom tra un pericolo e l’altro, rinunciando a una svariata quantità di attività tra cui spostamenti (potrebbe sopraggiungere la paura di viaggiare, sia per lavoro che per vacanza) e divertimenti. Di esempi se ne potrebbero fare molti e anche se l’esperienza di ogni persona che ha avuto a che fare con il disturbo di panico è diversa, si può trovare un denominatore comune in questa problematica. Questo fattore comune è una limitazione della libertà che coinvolge sia il paziente sia chi gli vive accanto. Non sono rari i casi in cui la tendenza all’evitamento si spinge fino al punto di impedire al soggetto con disturbo di panico di badare a se stesso, e ai propri bisogni fino all’estrema incapacità di uscire di casa. Proprio questo quadro variegato e eterogeneo rende ragione di un’adeguata formazione dei familiari: parenti e amici del soggetto devono essere in grado di affrontare assieme al paziente il timore del ripetersi delle crisi e di fornire un appoggio sia al paziente che al medico curante con l’obiettivo di un miglior successo terapeutico.
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