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La Terapia Cognitivo-Comportamentale del Disturbo Ossessivo-Compulsivo Versione stampabile
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo appartiene alla categoria diagnostica dei disturbi d’ansia, secondo classificazione DSM; si caratterizza per la presenza e persistenza nel tempo di ossessioni che possono configurarsi come pensieri, immagini, o impulsi che il soggetto percepisce per lo più come estranei a se stesso, non volontari ed indesiderabili; i principali temi di preoccupazione riguardano il bisogno di controllo, il dubbio di non aver fatto qualcosa o di averla fatta in malo modo, la paura di poter fare del male ad altri, la sensazione di non essere abbastanza puliti, il bisogno di ordine e simmetria; in alcuni casi, inoltre, il soggetto può aderire in una certa misura al contenuto delle ossessioni, soprattutto nel caso di ossessioni di contaminazione ( in cui il tema principale è l’igiene della persona o dell’ambiente esterno), o nel caso di pensiero magico (l’idea di poter controllare gli eventi attraverso il proprio pensiero) e sostenere pertanto l’opportunità di preoccuparsene, giustificandole razionalmente.
Il grado di adesione ai contenuti ossessivi ( cioè la convinzione circa la loro ragionevolezza ) rappresenta uno dei criteri di giudizio circa la gravità del disturbo ed oggetto di intervento terapeutico, al fine di rendere il soggetto più critico nei confronti dei pensieri ossessivi, che dovrebbero divenire maggiormente ego-distonici, ossia estranei, dissintoni al soggetto. La presenza di ossessioni, sebbene siano molto variabili anche per frequenza, disturba sempre il soggetto che le subisce, provocando ansia e/o sensi di colpa e rimuginazioni estenuanti alla ricerca di una soluzione ai dubbi indotti dal pensiero ossessivo. Infatti, la caratteristica psicopatologica che accomuna i vari contenuti ossessivi è rappresentata dal dubbio patologico, una condizione per cui il soggetto, esposto ad un dubbio assillante, non riesce in alcun modo a porvi soluzione, non tollerando per altro il benché minimo margine di dubbio circa la questione posta dalle ossessioni, anche qualora si tratti di problematiche sulle quali è normalmente accettata da tutti l’esistenza di un piccolo margine di rischio, per quanto trascurabile. Nel Disturbo Ossessivo, il bisogno di porre fine allo stato ansioso indotto dai pensieri ossessivi, chiarificando in modo definitivo il dubbio, porta il soggetto a mettere in atto condotte compulsive, che non solo non risolvono lo stato ansioso e dubbioso, ma piuttosto tendono ad incrementarlo e nel tempo a favorirne la persistenza; tuttavia, questi comportamenti vengono spesso attuati e mantenuti, poiché forniscono la sensazione di un sollievo immediato e l’illusione di una soluzione repentina.Queste condotte sono infatti finalizzate a raggiungere quella sicurezza che il dubbio patologico non consente di ottenere, talora neppure di fronte all’evidenza empirica e all’osservazione diretta dei fatti; le compulsioni molto spesso si manifestano come controlli dell’ambiente circostante, per esempio che la porta di casa sia chiusa o che il rubinetto del gas sia chiuso, che la propria persona o i vestiti siano perfettamente pulitit, che sia tutto in ordine, che il soggetto abbia svolto tutti i propri compiti fino in fondo, ecc….
Talvolta, queste verifiche vengono svolte mentalmente, a ritroso nel tempo, cercando di ricostruire minuziosamente i fatti circa cui il soggetto dubita, salvo poi dover ripetere nuovamente il processo a causa della persistenza della condizione dubbiosa. Spesso chi soffre di dubbi ossessivi non si fida del proprio giudizio e necessita del ricorso al parere di altri a cui si rivolge alla ricerca di rassicurazioni, talvolta continue che spesso divengono richieste di garanzie assolute circa la falsità del dubbio ossessivo.Anche quest’ultimo comportamento, così come le compulsioni attuate dal soggetto, non solo sono inutili a sedare i dubbi, ma nel tempo contribuiscono a cronicizzate il disturbo. Pertanto, nella programmazione dell’intervento terapeutico di orientamento comportamentale, si procede insegnando alle persone con Disturbo Ossessivo a ridurre progressivamente e poi abbandonare le condotte compulsive; inizialmente, questo tentativo risulta difficoltoso a causa dell’ansia indotta dalle ossessioni, ma il soggetto apprende con la guida del terapeuta a tollerare un livello per lui accettabile di disagio e per un arco di tempo limitato ma gradualmente crescente durante il quale rinvia la compulsione; solitamente, dopo circa 30-60 minuti di attesa, il soggetto stesso sperimenta l’attenuazione spontanea dell’ansia, pur senza aver fatto ricorso ad alcuna compulsione o richiesta di rassicurazione. Lo sperimentare la riduzione spontanea del disagio indotto dalle ossessioni è fondamentale per rinforzare nel paziente l’adesione al programma terapeutico. Accanto alle tecniche più prettamente comportamentali, quali quelle sopra esposte di prevenzione e dilazione della risposta, il terapeuta guida il soggetto in un percorso di ristrutturazione sul piano cognitivo, portandolo alla constatazione ed accettazione del fatto che non è possibile né auspicabile cercare una certezza assoluta circa questioni, sulle quali saper tollerare con serenità un certo margine di rischio è necessario nonché segno di benessere psicologico.

a cura della dott.ssa C. Namia

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